Allattamento al seno e lavoro: come conciliarli?

lavorare e allattareAllattare e riprendere il lavoro, anche se il vostro bambino è ancora molto piccolo è possibile. Può essere impegnativo, può essere un po’ stancante, ma a volte le necessità della vita ci spingono oltre i nostri desideri e la conciliazione si può trovare senza drammi. Certo, se pensate di stare lontano da casa molte ore o addirittura fare trasferte lunghe, forse la situazione si complica un po’, ma un rientro lavorativo di 4-6 ore, magari con una pausa, è accettabile: la mamma deve imparare a tirarsi il latte, il bambino a bere dal biberon o dal cucchiaino o dal bicchiere: si può fare.

Quando Margherita, la mia prima bambina, aveva un mese, la telefonata dell’allora datore di lavoro fu un fulmine a ciel sereno. Sapevo di dover rientrare presto (per necessità non tanto per carriera!), ma speravo di poter arrivare allo svezzamento.

E invece quando la piccola aveva quattro mesi eravamo già all’asilo nido comunale per l’inserimento, non potendo contare su alcun altro aiuto. Le due educatrici, che poi si rivelarono eccezionali,  volevano capire quanto fossi convinta (o costretta) a gestire quella situazione e quindi seppur velatamente, facevano domande a tutto spiano, cosa che inizialmente mi aveva un po’ infastidita. Del tipo: la addormenti sempre in braccio o allattandola? Hai provato a darle il biberon? E’ stata mai con altri oltre che con te?

E le mie risposte erano, più o meno: si addormenta al seno o in braccio, non beve dal biberon ma confido possa imparare e no, non l’ho mai mollata a nessuno, se non al suo papà, finchè mi faccio la doccia.

La mia preoccupazione era di provocare un disastro, privare mia figlia di ciò di cui aveva bisogno, destabilizzare una situazione a dir poco idilliaca (dormiva, ciucciava, sorrideva…) e di trasformare tutto ciò in un senso di colpa a vita.

Invece è filato tutto liscio e credo che la cosa importante fosse solo una: la mia tranquillità, la consapevolezza che in quel momento non avevo alternative, e – nonostante le domande delle educatrici e le facce della gente – la percezione che le persone, quelle “maestre d’asilo” a cui stavo affidando la mia bimba, erano persone speciali. L’avevo fiutato e mi fidavo del mio fiuto.

Nella pratica mi sono organizzata così: al mattino, appena sveglia, attaccavo al seno la mia bimba e, dall’altra parte, attaccavo il tiralatte. Ho utilizzato con soddifazione un tiralatte manuale, molto semplice, e con un po’ di pratica sono diventata veloce e brava ;) .

Allattare mentre ci si tira il latte è la cosa migliore: la suzione del bambino aiuta il flusso anche dall’altro seno e in circa venti minuti eravamo a posto: colazione fatta e pranzo pronto! Durante il giorno poi trovavo il tempo per tirarne un altro po’, giusto per emergenza, o nel caso in cui avesse più fame del solito.

Portavo poi all’asilo nido il biberon contrassegnato con il nome e le educatrici lo riponevano nel frigorifero, per poi intiepidirlo al punto giusto con lo scaldabiberon e offrirlo a Margherita quando manifestava il desiderio e comunque senza mai lasciar passare più di tre o quattro ore dalla precedente poppata. Lei ha imparato a bere dal biberon ma lo faceva solo con le educatrici, dimostrando persino di preferirne una in particolare, mentre con me non voleva assolutamente, e mi pare giusto!

La situazione è stata semplice da gestire anche perchè in quel periodo lavoravo solo al mattino e attorno alle 13 tornavo a prendere la mia bimba per passare assieme a lei il pomeriggio e recuperare l’attaccamento di cui aveva(mo) bisogno.

Poi, quando si è avvicinato lo svezzamento, le cose sono proseguite bene, ma questa è un’altra puntata ;) .

Mi chiamo Elisa Artuso, blogger, freelance e insegnante. Sono mamma di due bimbe che mi danno filo da torcere e moglie innamorata di un mancato contadino.

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